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Governo PD / Cinque Stelle, sì o no?

Marzo 17
21:20 2018

Sembra che, in realtà, anche se è troppo presto per capire, nessuno voglia fare veramente un governo. É evidente, infatti, che, non essendoci un partito e neppure una coalizione autosufficienti, bisogna trovare una soluzione, lasciando da parte qualcuno degli slogan elettorali. Bisogna essere disponibili a fare un compromesso, insomma. Al momento attuale, nessuno dimostra di voler lasciare niente, anzi, sembrerebbe che tutti preferiscano tornare al voto. Come se, questa stessa legge, potesse dare una vera vittoria a qualcuno o come se fosse facile, in Italia, fare un’altra legge elettorale! (Si era detto, ad esempio, che, fallito il referendum Costituzionale, in sei mesi si sarebbe fatta una riforma migliore!)
Io ho votato Partito Democratico perché non potevo condividere le proposte dei Cinque Stelle e men che meno quelle della destra, ma soprattutto perché ho apprezzato, in questi anni, lo sforzo riformatore del PD, la visione di Matteo Renzi e di molti Ministri del Governo che ci hanno fatto fare, in questa crisi globale, progressi straordinari.
Quando ho visto i risultati delle elezioni, peraltro ampiamente previsti, la prima cosa che ho pensato è che il Partito Democratico avrebbe dovuto collaborare per un Governo con i Cinque Stelle. Essenzialmente, semplificando, la gente ha votato la destra contro i migranti (parlano ancora di razze nel 2018!) e per la flat tax (favorevole a chi ha di più). Oppure, ha votato Cinque Stelle per il reddito di cittadinanza (nome sbagliato per dire di aiutare chi ha meno).
Sono consapevole che, così come sono stati promessi, i programmi dei vincitori siano del tutto irrealizzabili. Ricordo pure perfettamente l’odio e gli insulti verso i politici e i militanti PD, tra cui killer, ebetino, mafiosi, dovete morire e altre amenità che hanno reso la politica dei nostri tempi la vergogna del paese e non certo alto esempio morale per i giovani.
Proprio per questi motivi, invece che dire “vediamo se saranno capaci di fare un governo” che suona poco politico, sarebbe meglio che il PD si facesse delle domande: -Noi crediamo nelle nostre Riforme? Vogliamo che siano buttate a mare come si fa sempre, in Italia, quando si cambia colore di governo? Non è il bene del paese l’obiettivo primo del nostro Partito?-
So che non sarebbe facile accordarsi con quelli che –ottima mossa pubblicitaria, anche se comica e anticostituzionale- hanno presentato i presunti ministri e continuano a dire che non cambieranno nulla. So anche che, se il PD si accordasse, tutti direbbero che lo fa per le poltrone e che, se si andasse a votare in tempi brevi, non prenderebbe più neppure il 18% (cosa comunque probabile anche se non si facesse fare il governo ai Cinque Stelle e si tornasse al voto).
Ma sarebbe opportuno un governo Lega- Cinque Stelle per il paese che, con tanta sofferenza, sta uscendo dalla crisi?
Non lo so. Io ricordo che un tempo non lontanissimo gli italiani sono stati volontariamente fascisti: è inutile e ipocrita negarlo. (I veri antifascisti, infatti, sono ben noti perché ne hanno pagato il prezzo). Qualcuno lo sarà stato per paura ma i più perché gli si era prospettato un grande paese nazionalista, che avrebbe avuto il suo spazio vitale togliendolo alle razze inferiori, avrebbe creato un grande impero nel Mediterraneo e non solo! Proprio come i tedeschi che, infatti, oggi stanno molto attenti a queste cose.
Allora, se l’Italia è la nostra famiglia, noi dobbiamo fare il suo bene. In una famiglia, quando i figli contestano i genitori, li offendono, non seguono il più comune buon senso, cosa fanno i genitori? Forse, che dicono “vediamo cosa faranno nella vita, peggio per loro”? No, li sorreggono quando cadono, li confortano davanti alle sconfitte, li esortano ad andare sempre avanti.
Questo deve fare un Partito serio e pulito. Credere nella nostra famiglia.
Il PD può fare molto. Se partiti del 2% hanno condizionato e persino fatto cadere dei governi, quanto può fare un partito del 18%, che sarebbe indispensabile per tenere in vita la legislatura?
Il reddito di cittadinanza, reso possibile nella realtà, non è diverso dal reddito di inclusione. La lotta alla corruzione, ai privilegi, in favore dalla meritocrazia, è stata iniziata da Renzi. Si può andare avanti, impedendo che cambi il “clima”, quei fenomeni, cioè, prodotti da differenti stili di leadership. Non possiamo lasciare che i topi escano dalle fogne e inizino a sparare qua e là contro gli esseri umani.
Quanto a non prendere più voti, chi può dirlo?
Ormai il voto è liquido e basato sulla protesta. Chi può sapere come si voterà tra sei mesi, un anno, quattro o cinque anni (che, nei tempi moderni, è una distanza siderale!)?
Neppure il mago Otelma lo sa.

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